Schegge di cultura







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L’ALLUVIONE DEL 1931 E ZIO PEPPINO

Nella storia di Palermo si sono registrate disastrose alluvioni negli anni: 1557 (nella quale morirono 3.000 persone),1666, 1689, 1692, 1769, 1772, 1778, 1851, 1862, 1907, 1925.
Nei giorni 21-22-23 febbraio 1931, la Sicilia fu colpita da un eccezionale, violentissimo nubifragio. Vento fortissimo e pioggia torrenziale si abbatterono su tutta l’Isola e, in particolar modo, su Palermo e la sua vicina periferia.
La pioggia cominciò a cadere nelle prime ore di sabato 21 febbraio e cessò lunedì 23, dopo ben 50 ore consecutive.

Il Giornale di Sicilia scrisse:
«Acqua, acqua, acqua. Essa cade a rovesci, trasforma le strade in impetuosi torrenti, spinge con inaudita violenza sulle porte, sui balconi, sulle finestre e dove non può irrompere filtra, dove non può abbattere preme e si insinua, dove non provoca danni immediati fa un’opera lenta di penetrazione e di corrosione.»

In 50 ore caddero sulla città circa 600 millimetri di pioggia, a fronte di una media ANNUALE che era di 650 millimetri.
La pioggia causò lo straripamento di fiumi e torrenti e la città fu presto allagata.
Secondo una successiva Relazione Geologica del Prof. Ramiro FABIANI, ad aggravare gli effetti delle eccezionali precipitazioni furono le condizioni morfologiche e geologiche dei bacini idrografici dei fiumi ORETO e PASSO DI RIGANO.
Il fortissimo vento ebbe il suo ruolo nel causare ingenti danni materiali: cadde anche una gru nel cantiere di costruzione del Palazzo delle Poste, che danneggiò seriamente il palazzo di fronte.
Alla fine, si contarono numerose vittime, compresi sette Vigili del Fuoco che annegarono, per la violenza della corrente, in seguito al rovesciamento della barca con la quale cercavano di portare soccorso alla popolazione.
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Corso dei Mille, Sabato 21 febbraio, prime ore del pomeriggio. La strada era già diventata un torrente.
(I miei genitori non si conoscevano ancora).
La famiglia di mio padre abitava al primo piano e, dunque, era relativamente tranquilla.
La famiglia di mia madre, invece, abitava al piano terra ed era molto preoccupata. Proprio nella palazzina di fronte, all’altro lato della strada, abitava al primo piano, una sorella di mia nonna, che invitò la famiglia della sorella a “rifugiarsi” a casa sua.
Del “trasferimento” da un lato all’altro della strada (già paurosamente allagata) se ne occupò il fratello maggiore di mia madre, mio zio PEPPINO, allora ventenne, un giovanottone tanto mite quanto “grande e grosso”; insomma: il classico “gigante buono”! Egli trasportò a cavalcioni, uno alla volta, le due sorelle e i due fratelli (in età dai sei ai sedici anni), la madre e infine il padre.
Mio zio Peppino aveva la ‘nciuria (il soprannome) di “FINESTRA CHIUSA”, poiché, da ragazzo, una sassata, o, meglio, una “pietra” di carbone minerale, scagliata dal macchinista di un treno in transito sulla linea ferrata poco distante dalla casa dei miei nonni, lo colpì all’occhio, facendoglielo schizzare via all’orbita! E, pertanto, egli visse con un occhio solo.
Mio fratello maggiore, con un senso dell’umorismo non proprio impeccabile, quando usava il modo di dire: «Piangiamo con un occhio!» (nel senso di: “Poteva andare peggio, accontentiamoci”), poi aggiungeva: «Comu ‘u ziu Pippinu!».

GIOVANNI BASILE

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UN ROMPICAPO CHE PIÙ ROMPICAPO NON SI PUÒ!/span>

Com’è possibile che, di due bambini: il primo sia zio del secondo e il secondo sia zio del primo? Ecco come:

Ci sono due coppie di coniugi, vicine di casa:

* I coniugi PALERMONE, che hanno un figlio di nome PALERMO, e

* I coniugi TRAPANONE, che hanno un figlio di nome TRAPANI.

Un giorno, mentre andavano insieme a caccia, il sig. PALERMONE e il sig. TRAPANONE, muoiono in un incidente stradale.

Dopo qualche tempo, le due vedove sposano l’una il figlio dell’altra, cioè:

* La vedova PALERMONE sposa il giovane TRAPANI
e da questa unione nascerà il piccolo TRAPANINO.

* La vedova TRAPANONE sposa il giovane PALERMO
e da questa unione nascerà il piccolo PALERMINO.

Ne consegue che:

* PALERMINO, per parte di madre, è fratello di TRAPANI
che è anche padre di TRAPANINO;
per cui PALERMINO è anche ZIO di TRAPANINO.

* TRAPANINO, per parte di madre, è fratello di PALERMO,
che è anche padre di PALERMINO;
per cui TRAPANINO è anche ZIO di PALERMINO.

In definitiva:

* PALERMINO È ZIO DI TRAPANINO, E
* TRAPANINO È ZIO DI PALERMINO!

Chiarissimo, no?!

GIOVANNI BASILE

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CHIAVI MNEMONICHE E NOTE MUSICALI

Col nome di Chiavi Mnemoniche si intendono quei meccanismi logici (chiamiamoli pure “sotterfugi o “trucchetti”) che aiutano la nostra memoria, rendendoci più facile ed agevole ricordare qualcosa.
Il più noto è, senza dubbio, quello relativo ai mesi dell’anno, che riporto esclusivamente come “documentazione”:
«Trenta di’ conta Novembre,
con April, Giugno e Settembre,
di Ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno».
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Altro esempio, che si applica alla struttura interna dei CRISTALLI ma che, per semplicità, nella fattispecie applicheremo ad un qualsiasi solido geometrico regolare. Se osserviamo un CUBO (o anche un PARALLELEPIPEDO), distingueremo in esso:

6 FACCE – 8 VERTICI – 12 SPIGOLI

Questi elementi sono legati fra di loro nella Formula:

FACCE + VERTICI = SPIGOLI + 2 (Infatti: 6 + 8 = 12 + 2).

Ossia: F + V = S + 2

Bene. Per ricordare la suddetta formula, basta tenere a mente la Chiave Mnemonica: “FATTI VEDERE SABATO ALLE 2″!
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Ancora un esempio. Tutti sappiamo che il BRONZO e l’OTTONE sono due LEGHE di RAME, ma a volte non ricordiamo la loro composizione. Allora usiamo la seguente chiave mnemonica: mettiamo in ordine alfabetico le due coppie di parole: “bronzo” e “ottone”, e “stagno” e “zinco”, dopo di che “collegheremo” le prime due (bronzo e stagno) e le seconde due (ottone e zinco). E dunque: il BRONZO è composto da STAGNO e RAME; l’OTTONE è composto da ZINCO e RAME.
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Un ultimo esempio. Per ricordarsi i nomi che le ALPI assumono in tutto il loro arco, basta ricordarsi la seguente Chiave Mnemonica (che mi fu insegnata dalla mia Prof. di Geografia, ma che non aveva ideata lei):

MA – COn – GRAn – PENa – LE – RE – CA – NO – GIU

Con la quale i nomi delle Alpi si ricorderanno facilmente:

MArittime – COzie – GRAie – PENnine – LEpontine – REtiche – CArniche – NOriche – GIUlie.
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Una volta sapevo anche la “Chiave” per ricordare a memoria ben 24 cifre decimali del PI GRECO (3,14 etc.); ma … non me la ricordo più! Ne sono rammaricato, perché mi piaceva!
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Infine, vorrei parlare delle NOTE MUSICALI. I loro nomi costituiscono una Chiave mnemonica particolare, per ricordare un inno-preghiera in latino (supponendo che a qualcuno interessi ricordare a memoria un inno latino di mille anni fa!).
Il musicista GUIDO D’AREZZO (992 – 1050), monaco benedettino nell’Abbazia di Pomposa, nei pressi di Ferrara, utilizzò un inno-preghiera a San Giovanni Battista, opera del monaco, poeta e storico friulano PAOLO DIACONO (pseudonimo di Paul WARNEFRIED, 720-799). Poiché i sei versi che compongono tale inno cominciavano con sei note “in successione ascendente” (come si dice tecnicamente), Guido d’Arezzo li usò per dare i nomi alle prime SEI NOTE MUSICALI (a quei tempi il “SI” non esisteva), prendendo le prime sillabe dei sei versi:

UT queant laxis
REsonare fibris
MIra gestorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum
Sancte Iohannes

(La SETTIMA nota, il SI, da Sancte Iohannes, fu aggiunta nel XVI secolo).

La traduzione dell’inno in italiano … suona così:
«Affinché possano cantare, con voci libere, le meraviglie delle tue gesta, i servi Tuoi, cancella il peccato dal loro labbro impuro, o San Giovanni».

Successivamente, il nome della prima nota, “UT”, fu sostituito con “DO”.
A questo proposito ci sono due teorie. Secondo la prima, ad introdurre il DO al posto di UT, fu il musicista Giovanni Battista DONI (1594 – 1647), che usò la prima sillaba del suo cognome. Secondo l’altra teoria, invece, il nome “DO”della prima nota sarebbe attestato, già nel 1536,da uno scritto di Pietro Aretino.

GIOVANNI BASILE

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COME (E SE) GIOCARE L’AMBATA

Abbiamo già trattato, in questa Rubrica, l’argomento “AMBATA” nel Gioco del LOTTO, dal punto di vista storico-aneddotico-folkloristico. In questa sede ne parleremo dal punto di vista STATISTICO-MATEMATICO.
Sappiamo che l’AMBATA, un tempo chiamata “ESTRATTO SEMPLICE”, consiste, appunto, nel pronosticare la sortita di un SINGOLO NUMERO in una determinata RUOTA DEL LOTTO. (La probabilità matematica è di 5 casi favorevoli su 90, cioè: 1 caso favorevole su 18).
È di fondamentale importanza che un ipotetico pronosticatore conosca quali siano stati i MASSIMI RITARDI STORICO-STATISTICI relativi, appunto all’ESTRATTO SEMPLICE. E, quindi, regolarsi di conseguenza, prima di decidere SE, QUANDO e COME affrontare, eventualmente ed adeguatamente, il gioco.
Dalla istituzione “ufficiale” del Gioco del Lotto su tutto il territorio italiano (1871), il massimo ritardo storico dell’estratto semplice è stato di ben 204 estrazioni. (Il numero 34 sortì alla Ruota di CAGLIARI, il 1 aprile 2006, dopo, appunto, 204 estrazioni di assenza).
Gli altri “ritardi” statisticamente notevoli sono stati:

ANNO

1941
1960
1924
1971
1917
1943
2005
1931
1880
1947
1933
2011
1906
NUMERO

8
55
67
71
47
82
53
11
79
69
19
22
83
RUOTA

Roma
Bari
Venezia
Cagliari
Bari
Bari
Venezia
Torino
Napoli
Roma
Firenze
Nazionale
Milano
RITARDO

202
197
192
192
190
190
183
182
180
179
178
178
176

Eccetera.

Nella storia del Lotto si sono verificati ben 70 ritardi di 150 o più estrazioni.
Esaminando tutti i ritardi di 120 o più estrazioni e dividendoli per “fasce”, le percentuali statistiche sono state:

* da 120 a 129 estrazioni = 43%
* da 130 a 139 estrazioni = 24%
* da 140 a 149 estrazioni = 15%
* da 150 a 159 estrazioni = 9%
* da 160 a 204 estrazioni = 9%

L’osservazione dei suddetti dati statistici dovrebbe indurre i giocatori “spericolati” alla massima prudenza, nell’iniziare un gioco!

Ora passiamo “alla pratica” ma prima una AVVERTENZA IMPORTANTISSIMA:
Quello che segue è soltanto un esempio di PROGRESSIONE ARITMETICA. Poiché stiamo esaminando l’argomento con scopi esclusivamente DIVULGATIVI di quel particolare ramo della Matematica che comprende la Legge dei Grandi Numeri e il Calcolo delle Probabilità. In questa sede, non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo “spingere” nessuno a giocare al LOTTO, sia pure pochi euro!

PROGRESSIONE ARITMETICA
per seguire il gioco dell’Ambata per 10 estrazioni.

La tabella è divisa in cinque “colonne”:

(A) indica il numero d’ordine progressivo dell’estrazione.

(B) indica la PUNTATA (o POSTA) relativa a quella estrazione.
La puntata – di volta in volta – dovrà essere AUMENTATA, in modo tale che, in caso di VINCITA, questa sia superiore, anche se di poco, a quella che si sarebbe conseguita in caso di vincita nella estrazione precedente. Perché, com’è intuitivo, ad ogni estrazione successiva aumentano le probabilità di sortita del numero giocato.

(C) indica il TOTALE progressivo delle puntate.

(D) indica la VINCITA in caso di sortita in quella determinata estrazione.
La vincita LORDA sarà di 11,23 volte la cifra puntata; al netto della “ritenuta fiscale” del 6%, la vincita NETTA sarà di circa 10,50 volte la puntata.

(E) indica l’UTILE NETTO in caso di sortita del numero giocato. E sarà pari alla VINCITA NETTA (colonna D) meno il TOTALE DELLE PUNTATE (colonna C).

(A)

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
(B)

1,00
1,50
2,00
2,50
3,00
4,00
5,00
6,00
7,00
9,00
(C)

1,00
2,50
4,50
7,00
10,00
14,00
19,00
25,00
32,00
41,00
(D)

10,50
15,50
21,00
26,00
31,50
42,00
52,50
63,00
73,50
94,50
(E)

9,50
13,00
16,50
19,00
21,50
28,00
33,50
38,00
41,50
53,50

Eccetera.

GIOVANNI BASILE

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I GRANDI MISTERI DELL’UMANITÀ

Chissà chi fu il primo essere umano, ma proprio il PRIMO …

* a camminare eretto?
* a pronunciare una parola?
* a ridere?
* a piangere?
* a cantare?
* a ballare?
* a dare un bacio?
* a pregare?
* a comporre una poesia?
* a ubriacarsi?
* a nuotare?
* a rubare?
* a costruire un giocattolo?
* a mangiare un cosciotto arrosto?
* a mangiare una patata lessa?
* a raccontare una barzelletta?
* a dare uno scappellotto al figlioletto?
* a buscarsi il raffreddore?
* a morire di indigestione?
* ad annegare?
* a subire l’estrazione di un dente?
* ad avere amputato un arto?
* a suicidarsi?
* ad uccidere un suo simile (a parte Caino!)?
* ad essere seppellito?
* a definire “ARTE”, la pittura informale?
* a pensare: «Speriamo che mia moglie non lo scopra!»?
* a dire: «Come ho ragione io! E come hanno torto gli altri!»?
* ad affermare: «La mia è BRAVURA; il tuo è CULO!»?
* ad esclamare: «Quant’è bbona!»?
* a capire – ma sul serio – le Regole del Baseball ?
* ad urlare: «Incinta? Sei incinta? Porc… !!!»?

GIOVANNI BASILE

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(Traduzione in Siciliano della poesia “IF” (SE) di Rudyard KIPLING).

S I D D U

Siddu arrinèsci a nun pèrdiri la testa,
quannu tutti, ‘ntornu a tia, la pèrdinu
e ti mèttinu sutt’accusa;

Siddu arrinèsci a’ avìri fiducia di tia stissu,
quannu nuddu ci l’havi,
ma a dari ‘a giusta ‘mpurtànza a dda sfidùcia;

Siddu arrinèsci a’ aspittari
senza stancàriti d’aspittàri;
o puru, essènnu calunniàtu,
a nun arrispùnniri cu’ calùnnii;
o puru, essènnu uddiàtu,
a nun uddiàri;
senza, però, ammustràriti troppu bonu
e senza parràri troppu saggiamènti;

Siddu arrinèsci a sunnàri
senza fari d”i sonni li to’ patruna;

Siddu arrinèsci a pinzàri
senza fari d”i pinzèri lu to’ scopu;

Siddu arrinèsci,
‘ncuntrànnu ‘a vittòria o ‘a scunfìtta,
a trattàri chisti du’ ‘mbrugghiùna
a la stissa manèra;

Siddu arrinèsci a suppurtàri di sèntiri
li viritàti ca tu dicìsti,
sturciunàti da li furfànti
ca nni fannu cciàppuli p”i babbasùna;
o puru vìdiri sdirrupàti
li cosi ca tu cci dasti a to’ vita,
e murtificàriti e costruìlli arrè
cu’ li to’ strumenta orama’ cunzumàti;

Siddu arrinèsci a fari
‘na sula trùscia di li to’ vittòrii
e arrisicàlli, ‘nto ‘n colpu sulu,
a “Testa o Cruci”,
e pèrdiri, e accuminciàri arrè
dunni principiàsti,
senza diri mai ‘na paròla
di chiddu ca pirdìsti.
Siddu arrinèsci a custrìnciri
lu to’ cori, li to’ nervi, li to’ pusa,
a sustinìriti,
puru doppu tantu tempu
ca nun ti li senti cchiù,
e a risìstiri, quannu orama’
dintra di tia nun c’èni cchiù nenti,
a l’infòra d”a to’ vulùntati,
ca’ ripèti: “Risìsti!”;

Siddu arrinèsci a parràri c”a canàgghia
senza pèrdiri l’unistàti,
o puru a passiàri cu’ ‘i Re
senza pèrdiri lu senzu cumùni;

Siddu né ‘nnimìci né amici
ti ponnu firìri;

Siddu tutti l’òmini pi’ tia cùntanu
ma nuddu tropp’assa’;

Siddu arrinèsci a jìnchiri
lu spietàtu minùtu,
c’un mumèntu fattu di sissànta secùnni;

Eni to’ lu munnu
e tuttu chiddu ca cc’èni dintra,
e, chiddu ca cunta cchiù assa’,
tu si’ un OMU, figghiu miu!

(Traduzione di GIOVANNI BASILE)

* * * * * * *

LA “PARTECIPAZIONE” DI MATRIMONIO:
‘NA PETRA DI L’ARIA, TRA COZZU E CUDDARU!

Dalle nostre parti, una notizia INATTESA, e soprattutto NON GRADITA, viene definita “PETRA DI L’ARIA”, cioè “Pietra dall’aria”, ossia METEORA, o AEROLITO, come la chiama, con linguaggio aulico, il grande Gaetano BASILE ! Ma la dizione siciliana è più incisiva ed ha una maggiore valenza semantica!
Certe notizie, infatti, ti colpiscono proprio come una sassata, che ti arriva TRA COZZU E CUDDARU (tra nuca e colletto).
(Una parentesi seria. Una notizia veramente grave, che annunciava una brutta malattia o un lutto in famiglia o nella parentela, veniva chiamata dai nostri vecchi “UN FOCU GRANNI”, cioè: un fuoco grande!).
La brutta notizia cui ci riferiamo nella fattispecie è (non sempre ma molto spesso) una malaugurata e angosciante “Partecipazione di Matrimonio”!
Quando arriva quel “benedetto” cartoncino, il primo commento … mi correggo: il SECONDO commento (perché il primo è, generalmente, una bestemmia da record mondiale!), è: «Ma chi sunnu cretini? ‘Un ‘u sannu ca sugnu ‘mmienz’a strata?!».
Altro che annuncio gioioso!
Passato il primo momento di rabbia e di smarrimento, i coniugi invitati si consultano per decidere il da farsi. Ossia per trovare una SCUSA plausibile che giustifichi un “cortese” rifiuto dell’invito. Ad esempio: FALSI eventi luttuosi, recenti, presenti o imminenti; FALSE gravi malattie in famiglia, etc.
Questa soluzione ci esimerebbe dal presenziare alla cerimonia, ma ci OBBLIGHEREBBE comunque all’acquisto di un “regalo”, anche se economico.
Se, invece, non si trovano pretesti di sorta da accampare, siamo fregati: dovremo andarci!
E, di conseguenza, NN’AVEMU A VESTIRI!!! Vale a dire che occorrerà acquistare, per tutta la famiglia (bambini compresi, se ci sono): abito, scarpe, etc.
Insomma, una imprevista e micidiale MAZZATA finanziaria. Proprio una PETRA DI L’ARIA!!!

GIOVANNI BASILE

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L’ENIGMA DI DIOFANTO

(Aneddoto riportato da PARMEGGIANI e SANTELIA nel loro “Grande Libro degli Enigmi”).

Diofanto fu un grande Matematico, vissuto ad Alessandria d’Egitto. Pur avendo fama di uomo di grande cultura, egli era malvisto dai suoi concittadini, perché aveva la strana “abitudine” di proporre complicati quesiti a tutti quelli che incontrava per strada. E, per questo, gli alessandrini – anche quelli più colti – appena lo scorgevano da lontano, “cambiavano strada”, per evitare i suoi imbarazzanti e complicati quesiti.
Diofanto volle “tormentare” i suoi concittadini anche dopo la sua morte. Infatti, sentendosi ormai vicinissimo alla fine, egli dettò il suo epitaffio. Quando, al suo funerale, fu scoperta la lapide, gli alessandrini restarono sorpresi e irritati, perché sulla lapide era inciso uno dei soliti enigmi del grande ma “originale” matematico:

«QUI GIACE DIOFANTO,
GEOMETRA E MATEMATICO,
NATO AD ALESSANDRIA
NEL SECONDO ANNO
DELLA 232^ OLIMPIADE.
LA SUA FANCIULLEZZA DURÒ
UN SESTO DELLA SUA VITA;
TRASCORSO UN DODICESIMO
GLI CREBBE LA BARBA;
TRASCORSO ANCORA UN SETTIMO
SPOSÒ UNA FANCIULLA,
CHE DOPO CINQUE ANNI
GLI DIEDE UN FIGLIO,
DESTINATO A VIVERE
META’ DEGLI ANNI DI SUO PADRE,
IL QUALE GLI SOPRAVVISSE
DI QUATTRO ANNI.
QUANTI ANNI VISSE DIOFANTO?»
* * *
SOLUZIONE DEL QUESITO:

Nell’epitaffio vengono citate tre frazioni: 1/6, 1/12 e 1/7. Dobbiamo, dunque, trovare il “Minimo Comune Multiplo” fra 6, 12 e 7, cioè quel numero che è divisibile per 6, per 12 e per 7. Esso è il numero 84. E pertanto:

a) la fanciullezza di Diofanto durò 84:6 = 14 anni;
b) la barba gli crebbe dopo 84:12 = 7 anni, cioè a (14+7=) 21 anni;
c) si sposò dopo 84:7 = 12 anni, cioè a (21+12=) 33 anni;
d) ebbe un figlio dopo 5 anni, cioè a (33+5=) 38 anni;
e) Diofanto sopravvisse d 4 anni al figlio, morendo a 84 anni;
f) suo figlio visse metà degli anni del padre, cioè 84:2 = 42 anni.

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

QUEI POVERI CANTANTI EVIRATI

Una orripilante “pratica”, in vigore nel Seicento e nel Settecento, riguardava i cantanti, di sesso maschile, chiamati “SOPRANISTI”. Questi, da ragazzi, erano stati EVIRATI (castrati). Si trattava, per lo più, di orfani che, sperando in una futura fama e nel benessere economico legato al successo, accettavano di subire questa mutilazione fisica.
L’asportazione dei testicoli prima della pubertà, infatti, bloccava il naturale sviluppo anche della LARINGE e in tal modo, con la crescita, non avveniva la consueta mutazione della VOCE. Mentre, invece, la cassa toracica si sviluppava normalmente.
Gli evirati possedevano una vocalità simile a quella femminile (dei SOPRANI), per estensione e “registro”, pur avendo una potenza sonora maschile. Così, nelle rappresentazioni di melodrammi, essi potevano interpretare – con successo – ruoli femminili.
I Sopranisti più famosi furono: FARINELLI, CAFFARELLI, VELLUTI, etc.
A cominciare all’inizio dell’Ottocento, per ragioni di ordine morale e per il giusto rispetto per l’infanzia, la pratica della evirazione dei futuri Sopranisti cadde in disuso.
L’ultima parte vocale per “cantante evirato” si trova nell’opera “IL CROCIATO IN EGITTO”, scritta nel 1824 dal compositore tedesco Jakob MEYERBEER.
Attualmente, i Sopranisti sono cantanti di sesso maschile (ma NON EVIRATI!) che si esprimono con acuta voce in FALSETTO, simile a quella femminile.

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

DUE ANEDDOTI MATEMATICI

* PITAGORA, I NUMERI QUADRATI E I NUMERI DISPARI

Pitagora osservò che il QUADRATO dei numeri corrisponde alla somma dei numeri DISPARI, dall’1 ai successivi, in ordine progressivo. Così:

1 × 1 = 1
2 × 2 = 4 = 1+3 (somma dei primi 2 numeri dispari)
3 × 3 = 9 = 1+3+5 ( ” ” ” 3 ” ” )
4 × 4 = 16 = 1+3+5+7 ( ” ” ” 4 ” ” )
5 × 5 = 25 = 1+3+5+7+9 ( ” ” ” 5 ” ” )
6 × 6 = 36 = 1+3+5+7+9+11 ( ” ” ” 6 ” ” )
7 × 7 = 49 = 1+3+5+7+9+11+13 ( ” ” ” 7 ” ” )
8 × 8 = 64 = 1+3+5+7+9+11+13+15 ( ” ” ” 8 ” ” )
9 × 9 = 81 = 1+3+5+7+9+11+13+15+17 ( ” ” ” 9 ” ” )
10 × 10 =100= 1+3+5+7+9+11+13+15+17+19 ( ” ” ” 10 ” ” )
Eccetera.

Pertanto, egli poteva affermare istantaneamente che, ad esempio, LA SOMMA DEI PRIMI CENTO NUMERI DISPARI È UGUALE AL QUADRATO DI 100, cioè 100 × 100 = 10.000.
* * *
* TALETE E LA PIRAMIDE DI CHEOPE

(Aneddoto riportato da Lucio LOMBARDO RADICE nel suo “La Matematica da Pitagora a Newton”).

Si narra che TALETE di Mileto (grande Matematico e Geometra), intorno al 600 avanti Cristo, si trovava in Egitto. Un giorno, un messaggero del Faraone lo incaricò – per ordine del suo sovrano – di misurare l’altezza della PIRAMIDE DI CHEOPE, senza salirvi sopra.
Talete trovò subito la seguente, semplicissima (per lui!), soluzione.
Egli si posizionò (nella tarda mattinata) vicino alla Piramide, si appoggiò ad un bastone e aspettò fino al momento in cui l’OMBRA DEL BASTONE, tenuto in perfetta verticale, AVEVA LA LUNGHEZZA UGUALE A QUELLA DEL BASTONE STESSO.
Allora ordinò al suo aiutante di misurare LA LUNGHEZZA DELL’OMBRA DELLA PIRAMIDE, che, in quel momento, ERA LUNGA QUANTO LA PIRAMIDE STESSA!

GIOVANNI BASILE

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I LINCIAGGI “AMERICANI”

Dopo quello (con 14 vittime siciliane) perpetrato a New Orleans, il 14 marzo del 1891, (e del quale il mio amico Arturo FRASCA ha parlato su “Sikeloi” ed io su “Schegge di Cultura”), ora parleremo di altri LINCIAGGI messi in atto da bravi cittadini americani, per i quali l’esecuzione sommaria di neri, cinesi, pellerossa, italiani, etc., era una “necessità”, quasi uno sport nazionale, un passatempo.
Questi onesti e patriottici cittadini consideravano gli Italiani del Sud, e i Siciliani in particolare, “SEMI-BIANCHI” e “NON PALESEMENTE NERI”!
Il giornale “Harper’s Weekly”, nel 1911, scriveva che gli Italiani, agli occhi degli americani del Sud, erano come i pipistrelli: metà uccelli e metà sorci! Ed aggiungeva:
«Quando i primi italiani giunsero a Madison, pochi anni fa, essi costituirono un problema per la popolazione bianca della zona. Come i pipistrelli, erano difficili da classificare, e ciò fu reso ancora più difficile dal fatto che gli italiani trattavano principalmente coi negri e socializzavano con loro, quasi in termini di uguaglianza. Quindi, essi difficilmente potevano essere classificati come “bianchi”, e tuttavia non erano “neri”. Come rapportarsi a loro fu un problema difficile!».
E i linciaggi vennero definiti dal giornale “Times Democrat”: «l’unica maniera possibile per rendere sicura la supremazia dei bianchi!».
Mark TWAIN scandalizzò i suoi connazionali, affermando, con feroce sarcasmo, che il suo Paese poteva chiamarsi U.S.L. (United States of Lyncherdom = Stati Uniti del Linciaggio)!
E lo stesso Presidente Theodore Roosevelt dovette ammettere, con imbarazzo: «Ogni tanto, nel nostro Paese, a vergogna del nostro Popolo, hanno luogo linciaggi barbari e crudeli!».
* * *
Luglio 1899. TALLULAH (Louisiana). Protagonisti/Vittime della vicenda furono CINQUE SICILIANI nativi di CEFALÙ: i tre fratelli FATTA (o DE FATTA): FRANCESCO (“Frank”) di anni 30, GIUSEPPE (“Joseph”) di anni 36, e PASQUALE (“Charles”) di anni 54, proprietari di negozi di frutta e verdura; e altri due cefaludesi: ROSARIO FIDUCIA (o FIDUCCIA) di anni 37, e GIOVANNI CIRANO (o CERAMI o CIPRIANO) di anni 23, anch’essi commercianti.
Gian Antonio STELLA, nel suo bel libro “L’orda: quando gli albanesi eravamo noi”, racconta che la vicenda originò dal fatto che una capra, appartenente a Frank Fatta, sconfinò, per l’ennesima volta, nel vicino giardino del dottor HODGE, “coroner” (cioè medico legale) della cittadina. Hodge uccise l’animale. Fatta reagì verbalmente, ma non accadde nulla di grave. Il giorno dopo, Hodge passò dalla bottega di Fatta, insultandolo e provocandolo in modo sprezzante. Ne nacque una lite, alla quale parteciparono anche gli altri quattro siciliani sopra citati. Hodge, impaurito, cominciò a sparare e i siciliani risposero al fuoco. Il “coroner” rimase ferito, ma VIVO!
I cinque siciliani furono arrestati. Ben presto si riunì una folla di 300 persone, decisi a vendicare Hodge; si fecero consegnare le chiavi delle celle, prelevarono i prigionieri e li IMPICCARONO! Era il 21 luglio 1899.
La notizia si diffuse fuori da Tallulah soltanto 24 ore dopo, perché la folla aveva minacciato di morte l’operatore dell’Ufficio del Telegrafo, se avesse comunicato la notizia.
I giornali condannarono, in maniera blanda, l’accaduto. Il “New Orleans Daily State”, per giustificare i colpevoli del linciaggio, scrisse: «Gli italiani sono una colonia di viziosi e assassini, per i quali omicidio e sangue sono quello che rose, luna piena e musica sono per i poeti e per gli innamorati!».
Dopo il linciaggio, tre meritevoli e coscienziose persone: Enrico CAVALLI, editore del giornale “L’Italo-Americano”, di New Orleans; Nat PIAZZA, console italiano a New Orleans; e l’avvocato Patrick HENRY; svolsero delle indagini, interrogando numerosi testimoni. Le loro conclusioni furono che, alla base dei fatti, c’era stata una manovra, organizzata dai commercianti di Tallulah, per liberarsi della scomoda concorrenza dei bravi e onesti commercianti siciliani.
Queste conclusioni furono corroborate dai risultati di una indagine svolta da Marquis ROMANO, Segretario dell’Ambasciata italiana; risultati che furono utilizzati come base per la richiesta di risarcimento, avanzata dal Governo italiano a nome delle famiglie delle vittime. Tale risarcimento (come gli altri precedenti) fu talmente basso che un giornale commentò: «Questi italiani costano così poco che varrebbe la pena di ammazzarli tutti!».
Gli autori del linciaggio non furono mai puniti!
* * *
Un ex sottufficiale della Finanza, Antonio CORSO, compositore “dilettante”, dedicò alle cinque vittime di Tallulah una canzone, il cui testo – che trascrivo integralmente – è riportato da Michele STRANIERO e Virgilio SAVONA (quest’ultimo: palermitano, “leader” del celeberrimo QUARTETTO CETRA, cantante, compositore, pianista eccelso, scrittore, poeta, nonché apprezzato esperto di canzoni popolari tradizionali), nella pubblicazione “STORIA DELLA CANZONE ITALIANA” (Ed. Fabbri):

I CINQUE POVERI ITALIANI
LINCIATI A TALLULAH IN AMERICA

E se non piangi, di che pianger suoli? (Dante)

O gioventù d’Italia,
abbruna la bandiera!
Chi di valor t’uguaglia,
o gioventude fiera?

Orgoglio e speme della Nazion,
ti prego, ascolta questa canzon!

Canto per quei linciati
che, laboriosi, onesti,
perché Italian nomati;
non fu pietà per questi.

In tanta strage, perfidia, orror:
uccisi, appesi qual malfattor!

Offeso e provocato,
un buon connazionale,
lo vollero salvato
dall’ira lor brutale.

Quella masnada, senza ragion,
feriti a morte, li fe’ prigion!

Assalta la prigione,
la folla delinquente,
la rabbia sol è sprone
a quella turpe gente.

La corda al collo lor fe’ passar,
condotti al campo per trucidar!

Tradotti alla foresta,
son tutti cinque appesi,
di colpi una tempesta,
atrocità palesi.

Grida di gioia? Infamia, orror,
(ahimè!) che sento mancarmi il cor!

American Governo,
perché pietà non porti?
Così nel canto, eterno,
v’è il grido di quei morti.

Delle innocenti famiglie lor,
soccorri e vendica l’orbato onor!

O martiri, sepolti
laggiù nella Luigiana,
purtroppo siete morti,
ma chi la piaga sana?

Erano onesti lavorator,
eppur son morti qual malfattor!

O gioventù d’Italia,
abbruna la bandiera,
e della vil ciurmaglia
fanne vendetta nera.

E sotto il manto del tuo valor
soccorri e vendica il nostro onor!

* * *

Ad ERWIN (Mississippi), nel Maggio del 1903, due fruttivendoli siciliani, GIOVANNI SERIO e suo figlio VINCENZO, vennero uccisi da un gruppo di teppisti, che, poco dopo, ne ferirono a morte un altro. Ne seguì un “PROCESSO-FARSA”, contro alcuni partecipanti a quella “spedizione punitiva”, che si concluse con l’assoluzione degli imputati e con la incredibile dichiarazione del Giudice: «Le vittime sono morte per volontà di Dio!».
Il giornale italo-americano “L’Araldo”, di New York, scriverà: «I poveri linciati, dal sepolcro, reclamano vendetta e gridano “VERGOGNA” agli imbelli ed ai codardi … Il selvaggiume della popolazione americana non rinunzierà mai alla voluttà di assassinare gli italiani … Il molle Governo italiano ha commesso l’infamia di accettare, per la vita di tre connazionali, la miseria di cinquemila dollari … mentre i tribunali americani distribuiscono indennità di 100.000, 50.000 e 30.000 dollari ai disgraziati che càpitano di restare uccisi sotto un treno o per un’esplosione imprevista».
* * *
Altri linciaggi avvennero a TAMPA (Florida) nel 1910; a WALSENBURG (Colorado); e in tante altre località. E, ogni volta, le famiglie delle vittime venivano risarcite con delle cifre oltraggiosamente basse!
* * *
E concludiamo con uno stralcio del saggio: “Non abbiamo spazio, in questo Paese, per l’uomo con la zappa”, pubblicato, nel maggio del 1922, da tale Arthur SWEENY, sulla rivista “North American Revue”. Sweeny affermava che il clima di disprezzo verso gli italiani, che portava ai frequenti linciaggi, originava dal fatto che «la percentuale degli stranieri con un’età mentale inferiore a quella di un undicenne è del 45,6%; e, in particolare, in fondo alla graduatoria degli immigrati desiderabili per l’intelligenza (classifica guidata dagli Inglesi), c’è l’Italia!».

GIOVANNI BASILE

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AVVERBI SICILIANI DI LUOGO

* CCÀ (o KÀ, a seconda della “grafia” prescelta) significa: QUA, QUI.

* DDÀ (da non confondere con ‘DDA, che è l’abbreviazione di CHIDDA, cioè QUELLA) significa: LÀ, LÌ. (La “L” italiana diventa “D” in siciliano).

* DDOCU (a Napoli dicono LLOCO), che deriva chiaramente dall’italiano LOCO (cioè LUOGO) – che si usa ancora oggi, per esempio nella espressione “IN LOCO”) – significa LÀ, LÌ o, meglio, IN QUEL LUOGO o IN CODESTO LUOGO o in QUESTO LUOGO.

(Nessuno si offenda, prego, se rammento a me stesso la differenza tra i tre aggettivi dimostrativi:
- QUESTO indica qualcosa che è vicina a chi parla e lontana da chi ascolta.
- CODESTO indica qualcosa che è vicina a chi ascolta e lontana da chi parla.
- QUELLO indica qualcosa che è lontana sia da chi parla che da chi ascolta.)

* UNNI (dall’italiano ONDE) significa: DOVE.

* DUNNI (dall’italiano DONDE) significa: DA DOVE.

* SUSU (dal latino SURSUM) significa SU, DI SOPRA.

* JUSU (dall’italiano antico GIUSO) significa: GIÙ, DI SOTTO.

* RAVANTI significa: AVANTI, DAVANTI.

*DARRÈ significa: DIETRO.

* VICINU significa, chiaramente, VICINO.

* LUNTANU significa, chiaramente, LONTANO.

* DINTRA significa DENTRO.

* A NN’AUTRA BANNA significa: DA UN’ALTRA PARTE, ALTROVE.

* UNNI EGGHI È significa DOVUNQUE (letteralmente si tradurrebbe: DOVE EGLI È, con EGLI “impersonale”).

Gli avverbi di luogo si usano (così come avviene in italiano) anche nel significato di “A QUESTO PUNTO” (di un discorso, di una situazione, etc.).
Ad esempio:
* E CCÀ MI FERMU (A questo punto del mio discorso mi fermo).
* E DDOCU ACCUMINCIAU A PARRARI ‘U PRUFISSURI” (A questo punto cominciò a parlare il professore).

etc. etc.

GIOVANNI BASILE

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IL MITICO INGEGNER ATTILIO R.

Una figura “leggendaria”, tra gli insegnanti e gli alunni dell’Istituto Tecnico Industriale che frequentai “nel secolo scorso”, era – senza dubbio – il nostro Insegnante di MACCHINE, l’Ingegner ATTILIO R. (in quegli anni, suo fratello era il Provveditore agli Studi di Palermo). Se qualche mio ex compagno mi legge, si ricorderà, certamente con commozione, di lui.
La sua materia contemplava lo studio delle “macchine” (termiche, a vapore, frigorifere, idrauliche, etc.) e dei “motori” (delle automobili, dei camion e dei bus, delle navi, degli aerei, etc.).
Il carissimo Ing. R. – adorato dagli allievi perché preparatissimo nella sua materia e perché era, per noi, un “padre di famiglia” – era un tantino in là con gli anni e, pertanto e purtroppo, un po’ “svanito” (come, del resto, lo sono tutti i “geni”). Per inquadrare il personaggio e senza la minima intenzione ironica (anzi, con immenso affetto) racconterò alcuni aneddoti che lo riguardano.

* Una volta, in sede di SCRUTINI finali, Attilio R. volle “raccomandare” un nostro compagno di classe, figlio di un suo fraterno amico. A tale scopo, disse ai colleghi professori qualcosa del genere: «Amici, mi permetto di raccomandarvi l’alunno “BASILE” (è solo un esempio!): si tratta di un bravissimo studente, volenteroso, educato, etc. Vi prego di promuoverlo!». Gli scrutini erano quasi terminati e Attilio uscì dall’Aula Professori per comunicare a “Basile” che – anche grazie alla sua “raccomandazione” – stava per essere promosso. Ma, nel corridoio, parlando con “Basile”, si sentì obiettare dal ragazzo: «Ingegnere, io NON SONO “Basile”: SONO “SORRENTINO”!»
(è sempre un esempio). Allora A.R. si precipitò dentro l’Aula urlando: «ALT, fermi tutti, ho commesso un errore: tutto quello che vi ho detto di “Basile” VALE PER “SORRENTINO”!!!».

* Durante una esercitazione con un motore, A.R, aveva subito – anni prima – l’amputazione traumatica delle due falangine del dito indice della mano destra. In seguito – quando aveva prurito all’orecchio destro – egli se lo “grattava” col moncherino del dito; col risultato che, chi non sapeva della sua menomazione, ma anche chi lo sapeva, aveva l’impressione che egli avesse infilato quasi tutto il dito indice dentro l’orecchio!!! Noi ragazzi trattenevamo a stento le risate!

* Un lunedì mattina, in aula, volle mostrare la sua cultura sportiva. Poiché, il giorno prima, il “piccolo” VARESE aveva strapazzato la “grande” INTER, egli, prima di iniziare la lezione, disse: «Chi di voi è tifoso dell’Inter? Come vi sentite? Ieri il BARESE vi ha SFISSATI, eh!»

* Spiegazione e meccanismo dell’EBOLLIZIONE DELL’ACQUA.
Le gocce d’acqua che si trovano sul fondo della caldaia, o della pentola, essendo a contatto col fuoco, sono le prime a riscaldarsi e, quindi, divenute più leggere, tendono a risalire e lasciare il loro posto alle gocce fredde. Le gocce calde, nel risalire, sono ostacolate dall’acqua fredda soprastante e quindi “fanno una grande fatica”! E qui, A.R. dava una grande prova di recitazione, calandosi nei panni di una gocciolina d’acqua calda che tentava di risalire nella pentola, e faceva le “SMORFIE”, come se faticasse davvero! Esilarante!

* Spiegazione e Definizione del “CALORE SPECIFICO” dei METALLI.
Per “Calore Specifico” di un metallo si intende la “QUANTITA DI CALORE – (ossia le CALORIE) – necessaria per INNALZARE DI UN GRADO CENTIGRADO la TEMPERATURA di UN CHILOGRAMMO di quel metallo”.
Ogni sostanza, dunque, ha il proprio “Calore Specifico”.

A.R. scrive sulla lavagna la relativa formula:

Q = P × (T” – T’) × Cs

Dove:
“Q” è la QUANTITA’ DI CALORE che il combustibile deve fornire (in fonderia, in ferriera, in acciaieria, etc.) per portare, dalla TEMPERATURA T’ alla TEMPERATURA T”, “P” chilogrammi di un determinato metallo.
“Cs” è il “CALORE SPECIFICO” proprio di quel metallo.

Dopo avere scritto la formula sulla lavagna, Attilio fa finta di essere uno “schermidore”, impugnando e roteando la “bacchetta” come se fosse un fioretto. E comincia a “recitare” :
«Chi sei, misterioso “Cs”? Non vuoi dirlo? Ma io svelerò il tuo segreto! Per prima cosa, ti libererò delle cattive “compagnie” (e cioè di P e di T” – T’).
E allora poniamo: P = 1 Kg e (T” – T’) = 1 grado.
Per cui, la formula:
Q = P × (T” – T’) × Cs

diventerà:
Q = 1 × 1 × Cs, ossia: Q = Cs».

(E dunque è dimostrato che “Cs” è la Quantità di Calore occorrente per elevare di 1 grado la temperatura di 1 Kg di metallo.)

E Attilio continua, sempre roteando il suo “fioretto”: «Che cosa ti dicevo, misterioso “Cs”? Io ti ho smascherato! Tu non sei altro che una Quantità di Calore!»

E qui partiva, inevitabilmente, una fragorosa OVAZIONE da parte di noi … spettatori!!!

* Giorno del compleanno di Attilio R. Quella mattina avevamo lezione di “Laboratorio Macchine”. Allo scopo di festeggiare il nostro caro Attilio, noi ragazzi ci tassiamo di poche centinaia di lire ciascuno ed acquistiamo alcune bottiglie di spumante, incaricando il “picciotto” del bar di portare in aula, a una certa ora, lo spumante, i bicchieri e i tovaglioli di carta.
Risultato: una commovente “cerimonia”, con brindisi e discorso del nostro “capoclasse” che parlava delle grandi doti umane di A.R., chiarissimo professore, che ha voluto e saputo abbattere la barriera che spesso si erge tra la cattedra e gli alunni, etc., etc.. Dunque: lacrime di Attilio, baci e abbracci a tutti i “suoi” ragazzi, etc. etc.

Grande, carissimo, mitico ingegnere Attilio R., riposa in pace!!!

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

QUANDO I LEGUMI SECCHI SI DOVEVANO “ANNITTARI”

Quann’era piccirìddu e me’ matri vulìa còciri i lijùmi sicchi (fasòli, lintìcchi, favi, pisèddi), nni mittìa sutta – a mmia e a me’ frati ‘u nicu – e l’avìamu a ‘nnittari.
I legumi secchi, infatti – come tanti altri prodotti, alimentari e non – si vendevano “sfusi”, non confezionati. Nei legumi si trovavano numerose impurità (suppongo inevitabili durante la fase di preparazione del prodotto). Anche qualche sassolino che, se sfuggiva alla “cernita” preventiva, era pericoloso per la dentatura del malcapitato che se lo ritrovava in bocca ! E, pertanto, si dovevano pulire bene (nettàre).
Noi bambini facevamo la prima “selezione” e poi nostra madre ne faceva un’altra, ma a volte qualche pietruzza sfuggiva a tutti i controlli! Per noi era una tortura, soprattutto se, giù in cortile, ci aspettavano i nostri amichetti per giocare a pallone. Ma poi benedivamo quel “lavoro”, nonché la bravura in cucina di nostra madre, quando, a tavola, gustavamo quei bei piatti “cuppùti” (fondi) di attuppatèddi (ditali) con i legumi!
‘N’àutru supròssu era chiddu di munnàri i lijùmi frischi (favi, pisèddi e fasòla ‘nciràta, ca si chiamava puru fasòla p”a pasta).
Anche i legumi “freschi”, cioè quelli che si compravano dal fruttivendolo (fave, piselli e fagioli borlotti) richiedevano un “lavoro” preventivo, anche questo quasi sempre “assegnato” a noi bambini. E poiché, mentre sgusciavamo le fave o i piselli, gli “esemplari” più piccoli e teneri finivano inevitabilmente nelle nostre fanciullesche e sempre fameliche bocche, mia madre era costretta ad acquistare almeno mezzo chilo di “prodotto” in più, rispetto alla quantità che sarebbe stata sufficiente, visto che un bel po’ lo mangiavamo noi! (Cosa che accadeva anche per altre “merci”; ad esempio, quando dovevamo “lavàri sutta ‘u cannòlu” i pomodori da insalata o “san marzano”, che erano e sono la mia passione!).

GIOVANNI BASILE

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UNA DIAGNOSI, PER MIA FORTUNA, ERRATA!

Avevo 18 anni e mi ero diplomato da poche settimane. Da qualche tempo stavo malissimo: tosse “secca e stizzosa”, febbricciola, brividi, grande spossatezza, notevole dimagrimento, assoluta inappetenza, etc.
Il medico di famiglia mi prescrisse la radiografia del torace e le analisi del sangue, temendo – come confidò ai miei genitori – qualcosa di molto brutto. Ipotizzava, infatti, un CANCRO all’apparato respiratorio oppure una TUBERCOLOSI POLMONARE. Ma, poiché non cera stata fuoriuscita di sangue dalla bocca, “sperava” in qualcosa di meno grave, ad esempio una PLEURITE.
La radiografia mostrò degli inquietanti “aloni bianchi” ai due polmoni, e il medico consigliò, anzi “ordinò”, il mio ricovero in uno degli ospedali (allora gestiti dall’INPS) specializzati nella cura delle malattie polmonari: i tristemente famosi “SANATORI”. Anche se, ormai da alcuni decenni, la tubercolosi e le altre malattie polmonari venivano efficacemente combattute con NUOVI farmaci, c’erano ancora molte – troppe – persone che morivano di queste malattie. Un tempo, la TBC era temuta come lo è oggi il cancro. (La madre di mio padre – mia nonna Filippa – ne morì, nel 1920, all’età di 27 anni).
Dunque, mi ricoverai in ospedale. Lo stesso giorno venni sottoposto a numerosi esami clinici che NON permisero di individuare con certezza di che malattia si trattasse. La cartella clinica diceva pressappoco: «Non Cancro, non TBC, probabile Pleurite, sospetta Infezione virale»!
E, comunque, cominciai ad essere “bombardato” di farmaci; fra antibiotici e ricostituenti, la cura quotidiana consisteva in: 15 compresse, 3 iniezioni e 1 fleboclisi. OGNI GIORNO (escluse le domeniche) e PER OLTRE DIECI MESI !!! (Le “infermiere” erano le suore dell’ordine delle “Figlie di Sant’Anna”. C’era anche una chiesetta, “gestita” da due anziani e simpaticissimi francescani, Fra’ Tarcisio e Fra’ Cassiano; chiesetta frequentata da noi “maschietti” quasi esclusivamente per cercare di “socializzare” con le ragazze del Reparto Donne!).
Sin dai primi giorni, ebbi un netto miglioramento delle condizioni di salute: stavo bene, mangiavo moltissimo e in poco tempo il mio peso aumentò di oltre 20 chili. A questo proposito, è giusto dire che – oltre ai farmaci – la cura per quel tipo di malattia consisteva anche nella “IPER-ALIMENTAZIONE”. Tutti i giorni, fra pranzo e cena, si mangiava: carne, pollo, pesce, formaggio, verdura, uova, frutta, pane e pasta a volontà, etc.
E, inoltre, aria pulita e moltissimo riposo: 4 ore dopo la colazione (a letto, durante la flebo) e 4 dopo pranzo (sulle “sdraio”, nel grande balcone che dava su una bellissima pineta).

Per mia fortuna, comunque, quella tremenda diagnosi del medico di famiglia si rivelò ERRATA!!!
Ma stare in ospedale per 10 mesi ininterrotti non fu certamente una cosa piacevole, né per me, né per la mia famiglia. E tutti quei farmaci – che mi fecero guarire – ebbero, però, pesanti effetti sul mio apparato gastro-intestinale!
Inoltre, fu una esperienza traumatizzante. In ospedale assistetti a molte “scene” scioccanti. Come dicevo, avevo 18 anni e nella mia breve vita non avevo mai visto una persona morta, o in fin di vita.
Trauma e shock che si aggiunsero a quella tremenda batosta “da infarto” che il medico di famiglia ci aveva inferto, diagnosticando le malattie più terrificanti!

GIOVANNI BASILE

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IL LINGUAGGIO MODERNO

Quelli che seguono sono soltanto pochissimi esempi del modo di parlare degli italiani d’oggi: sia della cosiddetta “gente comune” che dei “personaggi famosi”.

* La domenica mi piace andare al Cinema, PIUTTOSTO che in Pizzeria, PIUTTOSTO che alla partita, etc.
(La parola “PIUTTOSTO” viene usata al posto di “OPPURE”).

* Porto gli occhiali da quando HO quindici anni.
(Si deve dire: Porto gli occhiali da quando AVEVO quindici anni).

*Questo brodo è un ATTIMINO salato.
(Invece di un ATTIMINO si deve dire: un POCHINO).

* Ho deciso, INSOMMA, di girare questo film, perché, COMUNQUE, volevo dare, INSOMMA, una svolta alla mia carriera, INSOMMA, perché, COMUNQUE, sarebbe stata una bella esperienza, INSOMMA …
(Tutti quegli INSOMMA e COMUNQUE si dovrebbero omettere).

* Ti amo UN CASINO!
(Non sarebbe più bello dire: TI AMO TANTO!?).

* Ho fatto un lavoro a 360 gradi.
(Si deve dire: Ho fatto un lavoro completo).

* Bisogna studiare la situazione A TUTTO TONDO.
(Si deve dire: Bisogna studiare la situazione IN TUTTI I SUOI ASPETTI).

* Mi ha detto DI TUTTO E DI PIU’.
( “E DI PIU’” è superfluo).

* ASSOLUTAMENTE SI’; oppure ASSOLUTAMENTE NO.
(In entrambi i casi, “ASSOLUTAMENTE” è da omettere).

GIOVANNI BASILE

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I SANTI PATRONI DEI COMUNI SICILIANI

Presentiamo l’elenco, in ordine rigorosamente alfabetico, dei SANTI PATRONI dei 390 COMUNI SICILIANI.
Moltissimi Santi “proteggono” più di un Comune; e alcuni Comuni hanno più di un Santo protettore.

* Sant’AGATA Vergine e Martire:
Ali Superiore (ME) – CATANIA – Monforte San Giorgio (ME) – Montemaggiore Belsito (PA).

*Santa AGRIPPINA Vergine e Martire:
Mineo (CT).

* Sant’ALBERTO degli Abbati:
MESSINA – TRAPANI.

* Santi ALFIO, CIRINO e FILADELFIO:
Lentini (SR) – San Fratello (ME) – Sant’Alfio (CT) – Trecastagni (CT).

* Sant’ALFONSO DE’ LIGUORI:
AGRIGENTO.

* Sant’AMBROGIO:
Buccheri (SR).

* Sant’ANASTASIA Vergine e Martire:
Motta Sant’Anastasia (CT).

* Sant’ANDREA AVELLINO:
Piazza Armerina (EN).

* Sant’ANDREA Apostolo:
Milo (CT).

* Sant’ANGELO Martire:
Licata (AG) – Sant’Angelo Muxaro (AG).

* Sant’ANGELO CUSTODE:
Priolo Gargallo (SR).

* Santi ANGELI CUSTODI:
Fantina (ME).

* Sant’ANNA:
Aliminusa (PA) – Altofonte (PA) – Castelbuono (PA) – Floresta (ME) – Malvagna (ME) – Santa Flavia (PA).

* Sant’ANTONIO Abate:
Aci Sant’Antonio (CT) – Burgio (AG) – Camporotondo Etneo (CT) – Castrofilippo (AG) – Menfi (AG) – Misterbianco (CT) – Montagnareale (ME) – Santa Domenica Vittoria (ME).

* Sant’ANTONIO di Padova:
Bolognetta (PA) – Camporeale (PA) – Cianciana (AG) – Favara (AG) – Furnari (ME) – Gela (CL) – Gravina di Catania (CT) – Maletto (CT) – Melilli (SR) – Nicolosi (CT) – Poggioreale (TP) – Valledolmo (PA).

* Santi APOLLONIA ed EUPLO:
CATANIA.

* ASCENSIONE:
Floridia (SR).

* Sant’ATANASIO Vescovo:
Ficarazzi (PA).

* Santa BARBARA Vergine e Martire:
Castellana Sicula (PA) – Paternò (CT) – Sommatino (CL) – Tremestieri Etneo (CT).

* San BARTOLOMEO Apostolo e Martire:
Floridia (SR) – Geraci Siculo (PA) – Giarratana (RG) – Lipari (ME) – Rodi Milici (ME) – Ustica (PA).

* San BEATO ANGELICO NOVELLO:
Termini Imerese (PA).

* San BENEDETTO di San Fratello (il Moro):
Acquedolci (ME) – PALERMO – San Fratello (ME).

* San BERNARDO da Corleone:
Corleone (PA).

* San BIAGIO Vescovo e Martire:
Acate (RG) – Bronte (CT) – Camastra (AG) – Caronia (ME) – Comiso (RG) – Militello Rosmarino (ME) – San Giorgio Platani (AG) – Santa Lucia del Mela (ME) – San Piero Patti (ME).

* San CALOGERO Eremita:
Campofranco (CL) – Cesarò (ME) – Lipari (ME) – Naro (AG) – Petralia Sottana (PA) – San Salvatore di Fitalia (ME) – Torretta (PA).

* San CASTRENSE Vescovo:
Monreale (PA).

* San CATALDO Vescovo:
Gagliano Castelferrato (EN) – Gangi (PA) – San Cataldo (CL).

* Santa CATERINA d’Alessandria Vergine e Martire:
Grammichele (CT) – Paceco (TP) – Piedimonte Etneo (CT) – San Pietro Clarenza (CT) – Santa Caterina Villermosa (CL).

* Santi CIRO e GIORGIO:
Marineo (PA).

* San CONO Anacoreta:
Naso (ME) – San Cono (CT).

* San CORRADO CONFALONIERI:
Noto (SR).

* San COSTANTINO:
Capri Leone (ME).

* SS. CROCIFISSO:
Acquaviva Platani (CL) – Belmonte Mezzagno (PA) – Bompensiere (CL) – Calatafimi (TP) – Caronia (ME) – Favignana (TP) – Ficarazzi (PA) – Fiumefreddo (CT) – Forza D’Agrò (ME) – Lascari (PA) – Montelepre (PA) – Montemaggiore Belsito (PA) – Resuttano (CL) – Roccapalumba (PA) – San Cataldo (CL) – Sciara (PA) – Trabia (PA) – Villafrati (PA).

* Santa CRISTINA:
Santa Cristina Gela (PA).

* San CRISTOFORO:
Valguarnera Caropepe (EN).

* San DIEGO DE ALCALÀ:
Canicattì (AG).

* San DOMENICO Abate:
Augusta (SR) – Montevago (AG) – Realmonte (AG).

* Santa DOMENICA:
Mandanici (ME).

* ECCE HOMO:
Piraino (ME) – Sclafani Bagni (PA).

* Sant’EGIDIO Vescovo:
Linguaglossa (CT).

* Sant’ERASMO Vescovo e Martire:
Capaci (PA) – Reitano (ME).

* Sant’EUPLO Martire:
Francavilla di Sicilia (ME) – Motta Camastra (ME).

* Santa EUSTOCHIA:
MESSINA.

* Santa FARA Vergine:
Cinisi (PA).

* Santa FEBRONIA Vergine e Martire:
Palagonia (CT) – Patti (ME).

* San FILIPPO d’Agira:
Agira (EN) – Calatabiano (CT).

* Santa FORTUNATA:
Baucina (PA) – Pantelleria (TP).

* San FRANCESCO d’Assisi:
Basicò (ME) – Mazzarino (CL).

* San FRANCESCO di Paola:
Castellana Sicula (PA) – Cefalà Diana (PA) – Joppolo Giancaxio (AG) – Milazzo (ME).

* San GAETANO da Thiene:
Portopalo di Capopassero (SR) – San Teodoro (ME).

* San GANDOLFO:
Polizzi Generosa (PA).

* San GERLANDO Vescovo:
AGRIGENTO – Lampedusa e Linosa (AG) – Porto Empedocle (G).
* San GIACOMO Apostolo:
Caltagirone (CT) – Capizzi (ME) – Comitini (AG) – Galati Mamertino (ME) – Gratteri (PA) – Villarosa (EN).

* San GIORGIO Martire:
Caccamo (PA) – Castelmola (ME) – Modica (RG) Monforte San Giorgio (ME) – Prizzi (PA) – RAGUSA – Sambuca di Sicilia (AG) – Vicari PA).

* San GIOVANNI Battista:
Licata (AG) – Castelvetrano (TP) – Falcone (ME) – Marsala (TP) – Monterosso Almo (RG) – Pozzallo (RG) – RAGUSA – San Giovanni Gemini (AG) – Sperlinga (EN) – Vittoria (RG).

* San GIOVANNI BOSCO:
Butera (CL) – Riesi (CL).

* San GIOVANNI Evangelista:
Campofranco (CL) – San Giovanni La Punta (CT).

* Santa GIULIANA Vergine e Martire:
Giuliana (PA).

* San GIULIANO:
Pollina (PA).

* San GIUSEPPE da Copertino:
Campofelice Fitalia (PA) – Godrano (PA).

* San GIUSEPPE Falegname:
Bagheria (PA) – Campofiorito (PA) – Cassaro (SR) – Casteldaccia (PA) – Cattolica Eraclea (AG) – Chiusa Sclafani (PA) – Favara (AG) – Giardinello (PA) – Giarratana (AG) – Letojanni (ME) – Licata (AG) – Mazzarone (CT) – Mezzojuso (PA) – Milena (CL) – Mojo Alcantara (ME) – Montedoro (CL) – Nissoria (EN) – Nizza di Sicilia (ME) – Oliveri (ME) – Piraino (ME) – Raddusa (CT) – Randazzo (CT) – Roccamena (PA) – San Giuseppe Jato (PA) – Santa Croce Camerina (RG) – Santa Maria di Licodia (CT) – Sant’Agata di Militello (ME) – Spadafora (ME) – Villabate (PA) – Villalba (CL).

* San GIUSTO:
Misilmeri (PA).

* San GREGORIO Magno:
San Gregorio di Catania (CT) – Vizzini (CT).

* Sant’IGNAZIO di Loyola:
Piedimonte Etneo (CT).

* IMMACOLATA CONCEZIONE:
Raddusa CT).

* Sant’ISIDORA Agricola:
Giarre (CT).

* San LEOLUCA Abate:
Corleone (PA).

* San LEONARDO Abate:
Mascali (CT) – Mongiuffi Melia (ME) – Montallegro (AG) – Partinico (PA) – Serradifalco (CL) – Siculiana (AG).

* San LEONE Vescovo:
Longi (ME) – Rometta (ME) – Sinagra (ME).

* San LORENZO Martire:
Aidone (EN) – Frazzanò (ME) – Malfa (ME) – Sant’Agata Li Battiati (CT).

* San LUCA Evangelista:
Motta D’Affermo (ME).

* Santa LUCIA Vergine e Martire:
Belpasso (CT) – Carlentini (SR) – Santa Lucia del Mela (ME) – Savoca (ME) – SIRACUSA.

* San LUIGI GONZAGA:
Rosolini (SR).

* MADONNA Addolorata:
Monterosso Almo (RG).

* MADONNA dell’Aiuto:
Roccafiorita (ME).

* MADONNA dell’Alemanna:
Gela (CL).

* MADONNA del Bosco:
Contessa Entellina (PA).

* MADONNA del Carmelo:
San Filippo del Mela (ME).

* MADONNA della Catena:
Librizzi (ME) – Riesi (CL).

* MADONNA di Gulfi:
Chiaromonte Gulfi (RG).

* MADONNA della Lettera:
Itala (ME) – MESSINA.

* MADONNA della Margana:
Pantelleria (TP).

* MADONNA del Mazzaro:
Mazzarino (CL).

* MADONNA della Milicia:
Altavilla Milicia (PA).

* MADONNA delle Milizie:
Scicli (RG).

* MADONNA della Neve:
Francofonte (SR).

* MADONNA di Odigitria:
Piana degli Albanesi (PA).

* MADONNA della Provvidenza:
Montalbano Elicona (ME).

* MADONNA del Rosario:
Pozzallo (RG) – Ventimiglia di Sicilia (PA).

* MADONNA della Stella:
Barraranca (EN).

* San MARCO Evangelista:
San Marco D’Alunzio (ME).

* Santa MARGHERITA Vergine e Martire:
Licodia Eubea (CT).

* Santa MARIA Addolorata:
Balestrate (PA) – Borgetto (PA) – Cerda (PA) – Torrenova (ME).

* Santa MARIA Annunziata:
Briolo (ME) – Buccheri (SR) – Ficarra (ME) – Fiumedinisi (ME) – Geraci Siculo (ME) – Merì (ME) – Pedara (CT) – Raccuja (ME) – TRAPANI – Trappeto (PA).

* Santa MARIA Assunta:
Castroreale Terme (ME) – Gallodoro (ME) – Nizza di Sicilia (ME) – Novara di Sicilia (ME) – Pachino (SR) – Randazzo (CT) – Tusa (ME).

* Santa MARIA Ausiliatrice:
Butera (CL).

* Santa MARIA del BOSCO:
Buscemi (SR) – Niscemi (CL).

* Santa MARIA del Buon Consiglio:
Porto Empedocle (AG).

* Santa MARIA di Cacciapensieri:
Cammarata (AG) – San Giovanni Gemini (AG).

* Santa MARIA della Catena:
Acicatena (CT) – Castiglione CT) – Roccalumera (ME) – Scillato (PA).

* Santa MARIA del Monte Carmelo:
Buseto Palizzolo (TP) – Ispica (RG) – Lampedusa e Linosa (AG) – Leonforte (EN) – Naro (AG) – Ragalna (CT) – Santa Teresa di Riva (ME) – Sant’Alessio Siculo (ME) – Scaletta Zanclea (ME) – Siculiana (AG) – Sutera (CL) – Venetico (ME).

* Santa MARIA della Cava:
Marsala (TP).

* Santa MARIA di Conadomini:
Caltagirone (CT).

* Santa MARIA di Custonaci:
Custonaci (TP) – Erice (TP) – Valderice (TP).

* Santa MARIA di Gesù:
Pietraperzia (EN).

* Santa MARIA di Gibilmanna:
Cefalù (PA).

* Santa MARIA di Giubino:
Calatafimi (TP).

* Santa MARIA delle Grazie:
Alia (PA) – Bompietro (PA) – Castel di Judica (CT) – Isole delle Femmine (PA) – Sant’Andrea (ME) – Mirabella Imbaccari (CT) – Petrosino (TP – Ramacca (CT) – San Cono (CT) – Santa Caterina Villermosa (CL) – Terme Vigliatore (ME) – Terrasini (PA).

* Santa MARIA Immacolata:
Favignana (TP) – Lercara Friddi (PA) – Lucca Sicula (AG) – Roccafiorita (ME) – Sancipirello (PA).

* Santa MARIA degli Infermi:
Raffadali (AG).

* Santa MARIA della Lavina:
Cerami (EN).

* Santa MARIA di Loreto:
Vallelunga Pratameno (CL).

* Santa MARIA della Mercede:
Cattolica Eraclea (AG).

* Santa MARIA dei Miracoli:
Alcamo (TP) – Collesano (PA) – Mussomeli (CL).

* Santa MARIA del Mirto:
Villafranca Sicula (AG).

* Santa MARIA del Monte:
Racalmuto (AG).

* Santa MARIA dell’Olio:
Blufi (PA).

* Santa MARIA del Pilerio:
Alessandria della Rocca (AG).

* Santa MARIA di Porto Salvo:
Capo d’Orlando (ME).

* Santa MARIA della Provvidenza:
Antillo (ME) – Fantina (ME) – San Giuseppe Jato (PA) – Zafferana Etnea (CT).

* Santa MARIA Raccomandata:
Giardini Naxos (ME).

* Santa MARIA del Rosario:
Aragona (AG) – Furci Siculo (ME) – Montedoro (CL) – Palma di Montechiaro (AG) – Santa Margherita Belice (AG).

* Santa MARIA del Soccorso:
Caltavuturo (PA) – Castellammare del Golfo (TP) – Sciacca (AG).

* Santa MARIA della Stella:
Militello Val di Catania (CT).

* Santa MARIA del Terzino:
Leni (ME).

* Santa MARIA di Trapani:
Erice (TP).

* Santa MARIA dell’Udienza:
Roccella Valdemone (ME) – Sambuca di Sicilia (AG).

* Santa MARIA di Valverde:
Valverde (CT).

* Santa MARIA della Visitazione:
ENNA – Pace del Mela (ME).

* Santa MARIA delle Vittorie:
Piazza Armerina (EN).

* Santa MARIA MADDALENA:
Alimena (PA) – Sciacca (AG).

* Santa MARINA:
Santa Marina Salina (ME).

* San MAURO Abate:
Acicastello (CT) – San Mauro Castelverde (PA) – Viagrande (CT).

* San MICHELE Arcangelo:
CALTANISSETTA – Canicattini Bagni (SR) – Grammichele (CT) – Maletto (CT) – Motta Camastra (ME) – San Michele di Ganzaria (CT) – Sant’Angelo di Brolo (ME).

* NATIVITÀ di MARIA:
Ramacca (CT).

* San NICASIO:
Caccamo (PA).

* San NICOLA di Bari:
Castelmola (ME) – Chiusa Sclafani (PA) – Contessa Entellina (PA) – Gioiosa Marea (ME) – Gualtieri Sicaminò (ME) – Mezzojuso (PA) – Militello Val di Catania (CT) – Isnello (PA) – Montalbano Elicona (ME) – Nicosia (EN) – Palazzo Adriano (PA) – Roccavaldina (ME) – Roccella Valdemone (ME) – Salemi (TP) – San Marco D’Alunzio (ME) – Santo Stefano di Camastra (ME) – Santo Stefano di Quisquina (AG) – Saponara (ME) – Venetico (ME) – Villafranca Tirrena (ME).

* San NICOLA da Tolentino:
Assoro (EN).

* San NICOLO’ di Bari:
Cammarata (AG) – Ribera (AG).

* San NICOLO’ POLITI Eremita:
Adrano (CT) – Arcara Li Fusi (ME).

* Santa NINFA Vergine e Martire:
Santa Ninfa (TP).

* NOSTRO SIGNORE della Pietà:
Ucria (ME).

* Sant’OLIVA:
Pettineo (ME) – Raffadali (AG).

* Sant’ONOFRIO Eremita:
Casalvecchio Siculo (ME).

* San PANCRAZIO Vescovo e Martire:
Canicattì (AG) – San Piero Patti (ME) – Taormina (ME) – Valdina (ME).

* San PAOLINO Vescovo:
Torregrotta (ME).

* San PAOLO Apostolo:
Palazzolo Acreide (SR) – Solarino (SR).

* San PELLEGRINO:
Caltabellotta (AG).

* Santa PETRONILLA:
Assoro (EN).

* San PIETRO Apostolo:
Isola delle Femmine (PA) – Modica (RG) – Palagonia (CT) – Riposto (CT) – San Pier Niceto (ME).

* San PIETRO in Vincoli:
Calascibetta (EN).

* Santi PIETRO e PAOLO Apostoli:
Petralia Soprana (PA).

* San PLACIDO Martire:
Bisacquino (PA) – Castel di Lucio (ME) – MESSINA.

* San PROSPERO Martire:
Catenanuova (EN) – Centuripe (EN) – Marianopoli (CL).

* San ROCCO Pellegrino:
Ali Terme (ME) – Butera (CL) – Gibellina (TP) – Pietraperzia (EN) – Scordia (CT).

* Santa ROSALIA Vergine:
Bisacquino (PA) – Bivona (AG) – Campofelice di Roccella (PA) – Delia (CL) – PALERMO – Racalmuto (AG) – Santa Croce Camerina (RG) – Santa Margherita Belice (AG) – Santo Stefano Quisquina (AG) – Vicari (PA).

* SACRA FAMIGLIA:
Giardinello (PA).

* San SEBASTIANO Martire:
Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – Cerami (EN) – Ferla (SR) – Gaggi (ME) – Graniti (ME) – Limina (ME) – Maniace (CT) – Melilli (SR) – Mistretta (ME) – Mongiuffi Melia (ME) – Pagliara (ME) – Palazzolo Acreide (SR) – Tortorici (ME).

* San SILVESTRO di Troina:
Troina (EN).

* Santa SOFIA Vergine e Martire:
Sortino (SR).

* SPIRITO SANTO:
Gangi (PA).

* Santo STEFANO Martire:
Acibonaccorsi (CT) – Campofiorito (PA) – Milazzo (ME) – Santa Elisabetta (AG).

* Santa TECLA Vergine e Martire:
Lentini (SR) – Mirto (ME).

* San TEODORO Martire:
Gallodoro (ME) – San Teodoro (ME).

* Santo UGO Abate:
Novara di Sicilia (ME).

* Santa VENERA Vergine e Martire:
Acireale (CT) – Avola (SR) – Grotte (AG) – Santa Venerina (CT).

* San VINCENZO Martire:
Acate (RG) – Adrano (CT) – Collesano (PA) – Tripi (ME).

* San VINCENZO FERRERI:
Calamonaci (AG) – Castell’Umberto (ME) – Casteltermini (AG).

* San VITALE Asceta:
Castronovo di Sicilia (PA).

* San VITO Martire:
Campobello di Mazara (TP). – Carini (PA) – Chiaromonte Gulfi (RG) – Ciminna (PA) – Condrò (ME) – Mascalucia (CT) – Mazara del Vallo (TP) – Partanna (TP) – Ravanusa (AG) – Regalbuto (EN) – San Vito Lo Capo (TP) – Vita (TP).

* San ZENONE:
Biancavilla (CT).

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

‘U VINTUNU/TRENTUNU
E IL TENORE VIAGGIANTE

Fino a una trentina d’anni fa (forse meno), a Palermo esisteva la “Linea” di autobus numero 21/31 (leggasi: VENTUNO/TRENTUNO). Proprio così: un doppio numero; probabilmente si trattava di un caso unico.
Era una linea molto frequentata. I miei genitori la utilizzavano spesso, perché essa “toccava” sia il quartiere SETTECANNOLI (luogo di origine della mia famiglia, per diverse generazioni), sia il quartiere MALASPINA, dove ci trasferimmo quando io avevo tre anni. I miei prendevano l’autobus 21/31 – quando non avevamo ancora la macchina – per andare a trovare i familiari e i parenti che vivevano a Settecannoli.
Quando fui grandicello, mio padre mi spiegò che, col tempo, utilizzando spesso l’autobus 21/31, aveva imparato a riconoscere “certe” persone che “prestavano servizio” su quella linea: il borseggiatore, il molestatore di donne sole, l’omosessuale, il pedofilo, etc.! (Ma ogni linea aveva “acquisito”i propri “personaggi caratteristici”)!
Il 21/31 era diventato addirittura proverbiale, nonché “sito” nel quale ambientare modi di dire e barzellette sugli autisti e sui passeggeri degli autobus.
* * *
Di tutt’altra levatura era un “personaggio” che, in quegli anni, agiva sugli autobus delle Linee 8 e 9, (utilizzati soprattutto dai turisti), che facevano la spola tra Corso Vittorio Emanuele (Cattedrale, Palazzo Reale, Porta Nuova etc.), corso Calatafimi (Catacombe dei Cappuccini, Cuba, etc.), e arrivavano fino a Monreale.
Mi riferisco a TANINU: sui 50 anni, poliomielitico – e dunque con notevoli difficoltà di movimento – che trascorreva le sue giornate sugli autobus 8 e 9, cantando per i turisti, con la sua bellissima voce da tenore, le più famose canzoni siciliane e napoletane, in cambio di una piccola offerta in denaro.
Se Taninu non avesse avuto quel problema fisico e se avesse avuto la fortuna di potere studiare Canto, chissà che bella carriera avrebbe fatto …!

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

LE TAVERNE

Nei primi decenni del Novecento, a Palermo, erano in attività numerose TAVERNE: ogni quartiere ne aveva parecchie e si può dire che in ogni via o piazza ve ne fosse almeno una.
Le taverne, in pratica, svolgevano la stessa funzione che hanno, oggi, i BAR. Quando due o più amici s’incontravano, uno di loro diceva: «Jamunìnni a bìviri un bicchirèddu di vinu!». Così come oggi si dice: «Pigghiàmunni ‘u cafè!».
Purtroppo, c’era sempre qualcuno che esagerava nel bere, e così le taverne si “guadagnarono” la cattiva nomea di “ricettacolo di avvinazzati”, per usare un eufemismo!
In quasi tutte le taverne si offriva anche un eccellente servizio di “cucina casalinga”, ad uso degli operai (soprattutto edili). Quest’ultimo servizio viene offerto ancora oggi, in quelle pochissime taverne “sopravvissute”.
* * *
Quand’eroe ragazzino, ogni giorno (poiché eravamo una famiglia numerosa), mio padre mi consegnava la bottiglia vuota e mi mandava alla taverna più vicina (che si trovava in Via P. MERENDA ed era gestita – guarda caso – dal sig. MERENDINO!), ad acquistare “TRI QUART’I LITRU ‘I VINU E ‘NA GAZZUSA”: il vino “liscio” non era gradito ai miei e il suddetto “Cocktail” era più “leggero” e più gustoso.
Mentre mi trovavo lì, invidiavo gli operai che – nella loro”pausa-pranzo” – divoravano le squisite pietanze preparate dalla moglie dell’oste (spezzatino con le patate, bollito con le verdure, calamari o gamberoni fritti, pollo “glassato”, etc.).
In taverna mi mandavano a comperare – soprattutto nei pomeriggi estivi – anche qualche bottiglia di birra fredda (quando quella nel nostro frigo era terminata). Generalmente, i cosiddetti “SCIOP”, detti comunemente “SCIOPPETTINI” (bottigliette da 150 ml circa).
Secondo Gaetano BASILE, la parola “SCIOP” non deriverebbe dall’inglese “SHOP” (acquisto), bensì dal tedesco “SCHOPPEN”, che significa “modica quantità di bevanda”.
* * *
Anche le taverne appartengono, ormai, con pochissime eccezioni, alla Palermo che – purtroppo – non c’è più!

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

IL REGOLO CALCOLATORE

Quando non esistevano ancora le calcolatrici tascabili, si adoperava il REGOLO CALCOLATORE (oggi in disuso). Esso era usato, soprattutto, dagli Ingegneri, dai Geometri e, ovviamente, dagli studenti.
Con esso si eseguivano (graficamente) tre operazioni: Moltiplicazione, Divisione ed Estrazione di Radice (ma non Addizione e Sottrazione), basandosi sui LOGARITMI dei numeri da “operare”. Chiariamo meglio:
Il Regolo era costituito da due “righelli” graduati (di legno o di plastica dura): il più largo, detto il FISSO, portava, longitudinalmente, una scanalatura dentro la quale si faceva scorrere l’altro righello, detto lo SCORREVOLE.
Sui due righelli erano tracciate le scale logaritmiche e, incolonnando opportunamente le tacche dei suddetti righelli, si poteva leggere il risultato dell’operazione.
(La spiegazione “completa ed esaustiva” del funzionamento del Regolo sarebbe molto lunga e complessa, e in questa sede non è il caso di approfondirla).
* * *
Con il Regolo Calcolatore si ottenevano risultati “quasi” precisi, nel senso che c’era sempre una – sia pur trascurabile – “approssimazione”, dovuta essenzialmente al funzionamento “manuale” dello strumento.
Questa cosa non poteva sfuggire al senso dell’umorismo degli studenti. Uno dei miei colleghi d’Istituto – rimasto anonimo – inventò una barzellettina, “fessacchiotta” ma azzeccata:
«L’alunno chiede al Professore di Meccanica: “Ingegnere, quanto fa 2 × 2 ?”. L’insegnante prende il Regolo Calcolatore, armeggia, e poi risponde: “2 × 2 … fa … CIRCA 4″».

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

UN FAMOSO ENIGMA LOGICO:
I SINCERI ED I BUGIARDI

Dell’enigma logico dei SINCERI e dei BUGIARDI si conoscono molte varianti. Presentiamo, qui, la versione del grande Matematico Martin GARDNER, tratta dal suo celebre testo “Enigmi e Giochi Matematici” (Ed. Sansoni).
È d’obbligo fare una AVVERTENZA. Il “problema” in questione richiede molta concentrazione da parte degli … “aspiranti solutori”. Ed altrettanta ne occorre per seguire, in tutte le sue sfumature, il ragionamento seguito da Gardner per trovare la soluzione dell’enigma.
Ma ora, coraggio! Affrontiamo il problema.

IL BIVIO:

Un antropologo, in vacanza nei mari del Sud, capita su un’isoletta abitata da due sole tribù: quella dei SINCERI, i cui componenti dicono sempre e soltanto il VERO; e quella dei BUGIARDI, i cui componenti dicono sempre e soltanto il FALSO.
L’antropologo arriva ad un BIVIO e deve chiedere a un uomo, che si trova lì vicino, quale via deve prendere per arrivare ad un villaggio, ma non ha modo di distinguere se l’indigeno sia uno di quelli che dicono la VERITÀ oppure se sia uno dei BUGIARDI. Ci pensa su un momento e poi fa UNA SOLA DOMANDA. Dalla risposta dell’indigeno conoscerà quale sia la strada da prendere.
QUALE PUÒ ESSERE QUESTA DOMANDA?

RAGIONAMENTO DI GARDNER:

è chiaro che l’antropologo non può porre all’indigeno la domanda “diretta”: «Quale delle due strade porta al villaggio?», perché egli non sa se l’uomo sia uno dei SINCERI oppure uno dei BUGIARDI. E in quest’ultimo caso qualunque risposta sarebbe FALSA.

La domanda dell’antropologo sarà: «SE TI CHIEDESSI SE LA STRADA DI DESTRA PORTA AL VILLAGGIO, RISPONDERESTI “SÌ”?».

Esaminiamo le varie “ipotesi di risposta”:

a) se la strada PORTA al villaggio e l’indigeno è un SINCERO, a quella domanda risponderebbe SÌ;

b) se la strada PORTA al villaggio e l’indigeno è un BUGIARDO, egli risponderebbe “NO” alla domanda “diretta”, ma, così come è posta la domanda, PER MENTIRE deve dire che risponderebbe di SÌ;

c) se la strada NON PORTA al villaggio e l’indigeno è un SINCERO, a quella domanda egli risponderebbe NO;

d) se la strada NON PORTA al villaggio e l’indigeno è un BUGIARDO, alla domanda “diretta” risponderebbe “SÌ”, ma, così com’è posta la domanda, egli, PER MENTIRE, risponderebbe “NO”.

Riassumendo:

a) Strada GIUSTA, risposta del SINCERO: “SÌ”;
b) strada GIUSTA, risposta del BUGIARDO: “SÌ”;
c) strada SBAGLIATA, risposta del SINCERO: “NO”;
d) strada SBAGLIATA, risposta del BUGIARDO: “NO”.

E dunque, in conclusione, l’antropologo sarà sicuro che la strada sia GIUSTA se avrà come risposta “SÌ” e sarà sicuro che la strada sia SBAGLIATA se avrà come risposta “NO”.

Mantenendo le dovute “distanze”, nulla da invidiare alla Logica Aristotelica!

GIOVANNI BASILE

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GLI “ETERNI SECONDI” NELLO SPORT DI IERI

Negli anni ’60-’70, in diversi Sport, si verificarono delle situazioni particolari. Accadeva, cioè, che atleti – pur bravissimi – non riuscivano ad avere il successo che avrebbero meritato perché, per loro sfortuna, erano contemporaneamente in attività, nelle diverse discipline sportive, altri atleti, più “forti” di loro!
In questi casi, ciascuno di quegli sportivi veniva definito dalla stampa con un impietoso ed ingiusto appellativo: “ETERNO SECONDO”, perché raramente riusciva a battere il “collega” più dotato!
Questo tipo di situazione si verifica anche oggi, ma negli anni ’60-’70 ci furono molti “casi-limite”. Vediamone qualcuno:

* Nel PUGILATO (Pesi Medi), Nino BENVENUTI prevaleva sul – pur bravissimo – Sandro MAZZINGHI.

* Sempre nel PUGILATO (Pesi Welter), Duilio LOI non concedeva spazio a Eddie PERKINS o a Carlos ORTIZ.

* Nel CICLISMO SU STRADA, il grande Jacques ANQUETIL non dava tregua al validissimo Raymond POULIDOR.

* Nel CICLISMO SU PISTA, il grandissimo Antonio MASPES “non aveva pietà” del giovane, valoroso, Sante GAIARDONI.

* Nel MOTOCICLISMO (classe 350 cc e classe 500 cc), Giacomo AGOSTINI concedeva soltanto le “briciole” a Mike HAILWOOD.

* Nei TUFFI, Klaus DI BIASI non permetteva di splendere alla stella del bravissimo Giorgio CAGNOTTO (futuro padre e allenatore della campionessa TANIA; e oggi è proprio lei che non concede spazio alle sue avversarie).

Etcetera.

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

SUPPONIAMO …

Supponiamo di trovarci nel corso della interrogazione di uno studente liceale, oppure nel corso di un esame universitario, vertente sulla STORIA DEL RISORGIMENTO. E supponiamo che il suddetto studente abbia letto e bene assimilato la “CONTRO-STORIA” sulla materia, ossia la “VERITÀ VERA” sulle vicende relative all’Unità d’Italia.
Lo studente interrogato chiede al professore: «Vuole la “VERSIONE UFFICIALE” oppure la “VERITÀ”?». E, indipendentemente dalla risposta dell’insegnante, il ragazzo illustra, sinteticamente, alcuni importanti “FATTI”:

* “Reale” personalità dei vari: Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e compagnia bella.

* Preparazione dell’impresa dei Mille: ideata, organizzata e finanziata dai Servizi Segreti inglesi.

* Aggressione ed invasione militare – senza Dichiarazione di guerra – dello Stato Sovrano del Regno delle Due Sicilie da parte dei “Savoiardi”.

* Corruzione degli Ufficiali dell’Esercito Borbonico.

* Battaglie TAROCCATE tra “garibaldini” e soldati borbonici.

* “Fatti” di Bronte.

* “Fatti” di Castellammare del Golfo.

* “Fatti” di Pontelandolfo e Casalduni.

* “Altri Fatti”.

* Plebiscito truffa.

* Rivolta del Sette e Mezzo.

* Eccetera, eccetera.

E, a dimostrazione di quanto affermato, l’ipotetico studente fornisce al professore un lungo elenco di libri, documenti, atti parlamentari, carteggi diplomatici, manifesti d’epoca, etc., nonché il “luogo” dove questo materiale può essere consultato.

A questo punto, che cosa farà il (molto probabilmente) frastornato professore?

a) Boccerà l’esaminando, colpevole di lesa “agiografia risorgimentale”?

b) Lo inviterà a ripresentarsi, intanto che lui possa documentarsi leggendo quanto suggeritogli dallo studente?

c) Darà il massimo dei voti al ragazzo, perché ha avuto il coraggio di dire quello che anche lui, in cuor suo, ha sempre pensato?

Chissà! Stiamo facendo soltanto delle supposizioni. Ma, se quanto sopra ipotizzato accadesse realmente?!

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

LA TRAGICA LEGGENDA DELLE DUE CATTEDRALI

Tra le migliaia di ricordi di mio padre, che si affollano in un angolo della mia memoria, c’è quello relativo alla tragica leggenda delle Cattedrali di Palermo e di Monreale, che Egli mi raccontava da bambino. Si trattava di una favoletta “pseudo-storica” sulle origini delle due bellissime chiese.
Secondo questo “raccontino”, le due Cattedrali furono progettate da due fratelli architetti, rivalissimi e invidiosi l’uno dei successi dell’altro. E costruite contemporaneamente. (Quanti falsi storici in due sole righe!).
Ciascuno dei due fratelli, ovviamente, mise nel suo lavoro il massimo possibile della sua bravura di architetto, per “superare” il fratello.
Finiti i lavori, ognuno dei due si recò a “visitare” l’opera dell’altro.

Ora, bisogna dire che è opinione diffusa tra il “popolino”, non “espertissimo” d’Arte, che la Cattedrale di Palermo sia più bella all’esterno che all’interno; e che, al contrario, quella di Monreale sia più bella all’interno che all’esterno.

Pertanto, quando il fratello costruttore della Chiesa di Palermo si recò a Monreale, vedendo la facciata di quella Cattedrale, sorrise di soddisfazione, pensando di aver vinto la “sfida” col fratello; ma poi, entrando in Chiesa, rimase esterrefatto da quella incredibile bellezza e, per la delusione, si suicidò!
Il fratello, recandosi a visitare la Cattedrale di Palermo e costatando la bellezza della sua facciata, pensò: «Se è così bella all’esterno, chissà come sarà all’interno!»; deluso, non entrò nemmeno e si tolse la vita, fuori dalla Chiesa!

Non inorridiscano gli storici, prego! È solo una favoletta!

GIOVANNI BASILE

* * * * * * *

«Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo.
Ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo!».
(da: “COMMA 22″)

LA STRANA “LOGICA” DEGLI UFFICI PUBBLICI

Anno 1979. Mio fratello NINUZZU (buonanima) decide di “aprire” una Copisteria.
Presenta, dunque, (tra i centomila documenti occorrenti) le rituali richieste per ottenere le Licenze e i Permessi: dal COMUNE, dai VIGILI DEL FUOCO e dalla QUESTURA (tramite il Commissariato di Zona).
La Licenza del Comune arriverà DOPO PIÙ DI UN ANNO (e gli è andata pure bene!).
I Permessi dei Vigili del Fuoco e della Questura sembrano non dover arrivare mai. Dopo una lunghissima e inutile attesa, Ninuzzu si reca presso i due suddetti Uffici per avere informazioni in merito. E così apprende che:
a) per ottenere il Permesso della Questura, occorre avere, PRIMA, il Nulla Osta dei Vigili del Fuoco;
b) ma, per ottenere il Nulla Osta dei Vigili del Fuoco, occorre avere, PRIMA, il Permesso della Questura!
(Il mio amato KAFKA ne avrebbe ricavato lo spunto per uno dei suoi racconti dell’ASSURDO!).
Adesso non ricordo più quale delle due Amministrazioni sia stata la prima a rendersi conto dell’assurdità della situazione, ma ricordo che, per regolarizzare la sua posizione, mio fratello dovette attendere molto, molto tempo!
* * *
Ma c’è dell’altro.
I titolari di Copisteria erano (e penso che lo siano tuttora) “inquadrati” nella categoria degli ARTIGIANI. Questi (come, del resto, anche i COMMERCIANTI) avevano l’obbligo di rinnovare, ogni anno, la loro Licenza Comunale.
Ma, mentre ai Commercianti, per pagare la quota relativa al rinnovo della Licenza, bastava eseguire un “rapido” versamento tramite bollettino postale, gli Artigiani DOVEVANO PERSONALMENTE RECARSI presso il “decentratissimo” Assessorato all’Annona, e presentare l’originale della Licenza per la vidimazione annuale.
Solo che, secondo i Regolamenti Comunali, gli Artigiani NON POTEVANO ALLONTANARSI DALLA LORO “BOTTEGA”! Non potevano lasciarvi un loro sostituto, un impiegato, un familiare, un amico, etc. E dunque, per recarsi presso l’Assessorato Annona, dovevano chiudere l’attività per mezza giornata, se tutto andava bene! Con conseguente INCASSO ZERO!
Per contro, i Commercianti (ai quali era consentito di allontanarsi dal negozio, lasciandovi un sostituto), se la cavavano con cinque minuti di coda alla Posta.
TUTTO MOLTO LOGICO, non c’è che dire!!!

Io mi auguro vivamente che, da allora, i Regolamenti siano cambiati!

GIOVANNI BASILE

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NUMERI PRIMI E NOCCIOLE

I NUMERI PRIMI costituiscono uno degli argomenti più importanti e stimolanti della Matematica. Come si sa, si definisce “Numero Primo” un numero che è divisibile soltanto per se stesso e per l’unità (e che non ha altri divisori). Sono, pertanto, numeri primi:

1 – 2 – 3 – 5 – 7 – 11 – 13 – 17 – 19 – 23 – 29 – 31 – 37 – 41 – 43 – 47 – 53 – 59 – 61 – 67 – 71 – 73 – 79 – 83 – 89 – 97 – 101 – eccetera.

Il PIÙ ALTO numero primo finora scoperto, ovviamente con l’ausilio del computer, (febbraio del 2013) è:

257.885.161 – 1

(cioè il 2 elevato alla potenza 57.885.161 e al risultato si sottrae 1).

Si ottiene un numero formato da ben 17.425.170 cifre!
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Molti anni fa “inventai” una particolare forma di “Gara fra grandi mangiatori”, che utilizzava i Numeri Primi. Ecco le sue semplicissime regole:

Due “giocatori” si sfidano a chi riuscirà a mangiare il più alto numero di NOCCIOLE (ovviamente, già sgusciate).
Si acquista una congrua quantità di nocciole sgusciate. Poi si fa la conta per stabilire chi dovrà cominciare la gara, e, tenendo presente la tabella dei numeri primi: il giocatore “A” mangerà 1 nocciola, poi “B” ne mangerà 2, poi “A” ne mangerà 3, poi “B” ne mangerà 5, poi “A” ne mangerà 7, poi “B” ne mangerà 11, poi “A” ne mangerà 13, poi “B” ne mangerà 17, e così via, ALTERNATIVAMENTE e seguendo sempre la progressione dei numeri primi.
La gara terminerà, ovviamente, quando uno dei due giocatori si arrenderà!

Certamente, così come tutte le gare fra “grandi mangiatori”, anche questa gara è riservata a chi ha uno stomaco “capiente” e ben funzionante. Ma questa mette “in gioco” le nocciole (che sono tanto buone e “piccole”). E poi “ripassare” un po’ di Matematica non fa mai male!

GIOVANNI BASILE

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PARTICOLARI PAROLE COMPOSTE

Nella Lingua italiana, com’è noto, esistono le parole “COMPOSTE”, ossia formate da:

* DUE SOSTANTIVI (es.: madreperla, ferrovia, caposquadra, terremoto, acquedotto);

* UN SOSTANTIVO E UN AGGETTIVO (es.: buonumore, bassopiano, mezzanotte, cassaforte);

* UN SOSTANTIVO E UN VERBO (es.: schiaccianoci, contachilometri, portalettere, spazzaneve, cantastorie);

* DUE AGGETTIVI (es.: pianoforte, sordomuto, agrodolce);

* DUE VERBI (es.: saliscendi, dormiveglia, giravolta).

Ci sono, poi, delle parole che non si possono definire “canonicamente” COMPOSTE, ma che sono ugualmente formate da due “PAROLINE”, di SENSO COMPIUTO, in modo molto simile alle parole composte vere e proprie. Facciamo alcuni esempi:

ASSI–CURARE
ATTI–VATE
ACQUA-RIO
ARCHI-TETTO
ARCHI-VISTA
ATTENDI-BILE
AMO-ROSO
BAR-CONI
BENE-DETTO
BRACCIA-LETTO
BARI-CENTRO
BASSI-FONDI
BOTTI-CELLA
BARO-NETTO
CONTA-TORI
CANTI-LENA
CARNE-VALE
CERTO-SINO
CUCI-TURA
CARO-VANA
CAPO-LINO
CANTO-NATA
CARICA-TURISTI
CERA-MICA
CIOCCO-LATO
CORNA-MUSA
CONTA-MINATO
FRA-GOLA
FORMA-LISTA
GROSSO-LANA
GETTO-NATO
GAMBE-RETTO
GIARDINI-ERA
GIRO-VAGO
GIOVA-NOTTI
GELO-SIA
INCONTRA-STATO
INDI-PENDENTE
LESTO-FANTE
LETTO-RE
MANTO-VANA
MONITO-RARE
MAGGIO-RARE
MAGGIO-RENNE
MAGGIO-LINO
MANI-FESTA
METANO-DOTTO
MANO-MESSO
MARE-SCIALLI
MARCIA-TORI
NOMI-NATIVO
PORTI-ERA
PARA-DOSSO
PROTO-COLLO
PARA-NOIA
PARTI-CELLA
RARE-FATTO
ROVI-NATO
SENTI-MENTO
SEMI-CERCHI
SINCERA-MENTE
TUTTA-VIA
TRE-MORE
VENTI-LATO

GIOVANNI BASILE

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schegge, 2013

schegge, 2012